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giovedì 24 novembre 2016

Il cumulo gratuito dei contributi previdenziali anche per precari, giornalisti e professionisti. Passa alla Camera l'emendamento per cui mi sono battuto

Contrordine. Il cumulo gratuito dei contributi previdenziali per tutte le categorie di lavoratori è stato approvato dalla Commissione Bilancio della Camera. Dopo l'ok della Commissione Lavoro era stato accantonato perché c'era la contrarietà del Governo e sembrava perciò destinato al binario morto. Ma uno schieramento trasversale di deputati (Gnecchi, Gigli, Palese, Mottola e altri) l'ha resuscitato ed è riuscito a farlo passare. Se arriverà anche l'ok del Senato, diventerà legge, cancellando così la vergogna delle ricongiunzioni onerose che da sei anni costringono i lavoratori a pagare due volte, e a peso d'oro, i contributi già versati. Significa che se uno ha maturato i requisiti anagrafici e contributivi per la pensione (ad esempio 40 anni di contributi e 62 di età, come sarà anche per i giornalisti a partire dai prossimi anni con la riforma dell'Inpgi) ma i contributi li ha versati in parte alla gestione Inpgi per i dipendenti (almeno 20 anni) e in parte alla gestione separata Inpgi per gli autonomi e i precari, o ad altri istituti previdenziali, potrà andare comunque in quiescenza senza dover ricongiungere il tutto nella gestione principale pagando una valangata di soldi, come accade oggi. Semplicemente, ciascuna gestione pagherà pro-quota il suo pezzo di pensione maturata.


Quando partimmo, il 1 marzo con la conferenza stampa organizzata da me e Daniela Binello alla Camera, non ci credeva nessuno: nè la Fnsi e le Associazioni stampa Romana ed Emiliano-Romagnola - che avevano dato una adesione solo formale all'iniziativa - nè, probabilmente, gli stessi parlamentari che avevamo coinvolto: i deputati Marialuisa Gnecchi e Sandra Zampa e il senatore, Giorgio Pagliari (tutti e tre del Pd). Eppure sembra che ce l'abbiamo fatta. Il cumulo gratuito dei contributi per chi li ha versati in gestioni diverse, ai fini dal raggiungimento sia della pensione di anzianità sia di quella di vecchiaia viene esteso anche all'Istituto di previdenza dei giornalisti (Inpgi) e alle altre Casse privatizzate, quelle dei professionisti (medici, architetti, ingegneri, ragionieri, geometri, commercialisti, agenti di commercio, ecc). Lo prevede l’emendamento approvato oggi, giovedì 24 novembre, dalla Commissione Bilancio della Camera, all’articolo 29 della Legge di Stabilità 2017.

Inizialmente il governo aveva previsto la facoltà del cumulo gratuito soltanto per le gestioni previdenziali che fanno capo all'Inps. Aveva così cancellato l'ingiustizia vessatoria del ricongiungimento oneroso dei contributi solo per una parte dei lavoratori, escludendo 1,7 milioni di professionisti, precari e giornalisti che sono assicurati con Istituti previdenziali autonomi. Si tratta della norma introdotta nel 2010 da Sacconi- Berlusconi che ha costretto in questi anni chi ha lavorato con contratti di lavoro e previdenze diversi (autonomi, partite Iva o cococo invece di lavoro dipendente; Inps, Casse autonome, gestioni separate) a pagare due volte, con importi esorbitanti, i contributi da ricongiungere nell'Istituto di previdenza principale per poter andare in pensione. Una vera e propria estorsione di Stato.

Se l'emendamento sarà confermato anche dal Senato, il cumulo gratuito verrà esteso a settori professionali caratterizzati da una forte mobilità e da contratti non subordinati, spesso aticipici, e aprirà un canale di uscita flessibile in settori che nel ultimi anni a causa della crisi e della precarizzazione del lavoro hanno registrato un crescente numero di versamenti a gestioni diverse. Si pensi al mondo del giornalismo e dell'editoria, dove ormai le assunzioni a tempo indeterminato (Inpgi1) sono una rarità, mentre proliferano partite Iva, frelance e contratti di collaborazione (Inpgi2 o altre gestioni separate). L'impegno di spesa per questo allargamento è ipotizzato in 430 milioni nel primo triennio. In questo periodo si stima che i pensionamenti consentiti dalla nuova norma possano essere oltre 45mila.

Le Casse privatizzate avranno, nel breve periodo, un maggior esborso dovuto al maggior numero di pensionamenti e un minor introito per il mancato gettito delle "estorsioni" dei ricongiungimenti onerosi, ma pagheranno pensioni più basse e quindi nel medio-lungo periodo potrebbero addirittura avere un risparmio. Comunque le Casse - ad eccezione dell'Inpgi che nei giorni scorsi a Bologna con la presidente Marina Macelloni e la direttrice Mimma Iorio si è detta favorevole al cumulo, anche tra Inpgi 1 e Inpgi2 - sono contro l'allargamento del cumulo e potrebbero fare pressioni per cambiare la norma al Senato, o anche imboccare la strada del ricorso costituzionale. Occorrerà quindi vigilare per evitare sorprese al Senato. Occorrerà,soprattutto, che le molte migliaia di lavoratori interessati si mobilitino affinché le Casse privatizzate invece di assecondare l'interesse dei propri iscritti cerchino di confermare lo staus quo e i loro interessi contingenti di Istituto.

mercoledì 9 novembre 2016

Il trionfo di Trump, la sconfitta della politica e la speranza dei giovani conquistati dal sogno di Pepe Musjica



Ci mancava solo il Berlusconi americano comandante in capo - il misogino, xenofobo, pistolero e anti-ambientalista Donald Trump - in questo mondo impazzito che invece di coltivare la vita, il progresso e la pace sembra avviato a precipitare di nuovo verso la guerra. Martedì sera, mentre negli Stati Uniti maturava il trionfo di Trump, Pepe Mujica faceva tappa a Bologna per promuovere il libro su di lui "Una pecora nera al potere" scritto da Andrés Danza e Ernesto Tulbovitz. A sorpresa, ma non troppo, l'Auditorium scelto dall'Unipol per la conferenza è risultato troppo piccolo per Pepe. Ad ascoltare e applaudire l'ex guerrigliero diventato presidente dell'Uruguay tra il 2010 e il 2015, famoso in tutto il mondo perché durante il suo mandato rinunciò al 90% dello stipendio presidenziale, preferì continuare a risiedere nella piccola fattoria dove coltiva fiori e a muoversi sul suo vecchio Maggiolone, c'erano diverse centinaia di persone, quasi tutti giovani e giovanissimi, la maggior parte seduti per terra o in piedi davanti ai monitor. Tutti stregati da quello splendido vecchio che dispensa perle di umanità e saggezza, lezioni di vita e politica con la P maiuscola, quella che sa parlare non solo di crescita, Pil e consumismo ma anche di libertà, uguaglianza, economia equa e solidale, giustizia sociale, affetti e felicità.

"Il limite della politica e dei politici di oggi è quello di aver dimenticato la filosofia", dice. Al moderatore che gli chiede cosa pensi delle elezioni americane, Musijca risponde così: "Trump contro la Clinton: comunque vada, una sciagura". E aggiunge: "Non mi preoccupa tanto Trump, ma quello che si muove nella pancia degli Stati Uniti (e del mondo)". Si riferisce al fatto che nel profondo della società, non solo negli States ma ormai in tutto l'Occidente, avanza il populismo, la diffidenza verso i diversi, l'egoismo e l'insofferenza dei più ricchi verso i più poveri, la voglia di legge e ordine, di mostrare i muscoli, dell'uomo solo al comando. Il trionfo dell'antipolitica, l'ennesimo strappo tra élite e popolo, un altro passo verso il baratro. "Ma come, è stato eletto dal popolo, democraticamente, dov'è l'anomalia, la sconfitta della politica?", dicono i benpensanti di destra, giusto sorvolando sul fatto che anche Hitler e Mussolini furono voluti a furor di popolo. Lo strappo c'è quando la politica - che dovrebbe essere l'arte della mediazione e del governo partecipato per il bene comune - invece di usare la testa e perseguire la ragione ascolta la pancia, insegue l'antipolitica, il populismo e i peggiori istinti dell'uomo. Lo strappo c'è perché la politica, anche a sinistra, non sa più dare risposte adeguate e ragionevoli ai problemi, alle diseguaglianze, alle paure e alla rabbia di tanti cittadini. E finché continuerà così, ci saranno sempre più Trump, Grillo, Salvini, Le Pen che vinceranno a furor di popolo.

E allora non resta che sperare in quei giovani e giovanissimi affascinati da Mujica, un ottantenne venuto, anch'egli, "dalla fine del mondo", che dice, tra l'altro ai ragazzi italiani: "Noi usciremo dalla preistoria dell'umanità soltanto quando non ci saranno più armi ed eserciti". "Voi non sprecate la vita nel consumismo: trovatevi più tempo per vivere e inseguire la felicità". "Viviamo in un mondo nel quale si crede che colui che trionfa debba possedere tanto denaro, avere privilegi, una casa grande, maggiordomi, tanti servitori, vacanze extralusso. Mentre io penso che questo modello vincente sia solo un modo idiota di complicarsi la vita.Chi passa la sua vita a accumulare ricchezza è malato, andrebbe curato. Nella vita è importante il tempo che possiamo dedicare a ciò che ci piace, ai nostri affetti e alla nostra libertà, non quello in cui lavoriamo solo per guadagnare sempre di più e per consumare sempre di più". "La globalizzazione che abbiamo conosciuto finora è soltanto dei mercati, e ha come conseguenza la concentrazione di ricchezze sempre maggiori in pochissime mani: un fenomeno molto pericoloso, che genera una crisi di rappresentatività nelle nostre democrazie perché aumenta il numero degli esclusi. Se vivessimo in maniera saggia, più sobria, per avere ciò che ci serve senza sprechi ed eccessi, i sette miliardi di persone nel mondo potrebbero avere tutto ciò di cui hanno bisogno. Il problema è che continuiamo a pensare come individui, o al massimo come Stati, e non come specie umana". "Così accade che nel mondo moderno ci siano più vittime dei suicidi che delle varie sciagure: siamo l'unica specie vivente che si suicida, le altre specie, semmai, si sacrificano per salvare la vita degli altri".



lunedì 12 settembre 2016

Pensioni, quel che il governo (e il sindacato) non dice sulle "controriforme Fornero-Sacconi"

"Venghino signori, venghino". Alla fiera delle pensioni il governo annuncia ricchi premi e cotillon. L'uscita anticipata personalizzata, su misura: l'Ape per i ricchi, l'Ape social per i poveri, l'Ape "à la carte" per tutti. La quattordicesima e aumenti per le pensioni sotto i mille euro lordi. Il pre-pensionamento per i lavoratori precoci e per i lavori usuranti. L'azzeramento delle penalizzazioni per chi ha più di 40 anni di versamenti e la cancellazione delle ricongiunzioni onerose consentendo il cumulo gratuito dei contributi a chi li ha versati in gestioni diverse.

Ma sarà vero? O è solo una nuova puntata della "supercazzola" governativa di cui abbiamo scritto qui http://www.huffingtonpost.it/claudio-visani-/la-supercazzola-del-governo-sulle-pensioni_b_9757394.html e qui http://www.huffingtonpost.it/claudio-visani-/pensioni-governo-renzi-_b_11492544.html? E se non è una fregatura, dove le troverà il governo le risorse per fare tutto questo popò di roba, con la crescita zero certificata dall'Istat?"

Partiamo dall'anticipo pensionistico. Quando se ne cominciò a parlare, le stime di spesa per consentire ai lavoratori nati tra il 1951 e il 1953 - i più penalizzati dalle riforme Sacconi e Fornero - di andare in pensione dal prossimo anno con tre, due o un anno di anticipo rispetto all'età pensionabile che ora è fissata a 66 anni e 7, oscillavano tra i 7 e i 10 miliardi. Ora il governo pensa a uno stanziamento nella legge di stabilità "tra 1,5 e 2 miliardi" per tutto il pacchetto. La magia, degna di mago Zurlì, è il "prestito pensionistico", con cui il governo dice al lavoratore sessantenne che ha lavorato e versato regolarmente i contributi per 40 anni e più: se vuoi andare in pensione prima dei 66 anni e 7 mesi devi contrarre un mutuo per coprire l'anticipo, che poi dovrai rimborsare in vent'anni con rate trattenute mensilmente dalla pensione una volta raggiunta l'età pensionabile.

Alla vigilia del nuovo incontro con i sindacati, previsto per oggi, lunedì 12 settembre, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Tommaso Nannicini, ha anticipato che il prestito pensionistico sarà gratuito per i "disoccupati senza ammortizzatori sociali", gli occupati in lavori "rischiosi, pesanti, faticosi", i "lavoratori disagiati" che sono "in condizioni soggettive di bisogno perché magari hanno a casa un disabile da assistere". Questa, par di capire, sarebbe l'Ape "social".

Con l'Ape "normal", invece, per un lavoratore che avrebbe diritto a 1.000 euro di pensione la rata ventennale del prestito da rimborsare "oscillerà tra i 50 e i 60 euro al mese per un anno di anticipo, tra i 150 e i 200 euro per tre". L'Ape "à la carte", infine, consentirebbe al pensionando di modulare l'anticipo (pensione intera, metà pensione, un quarto di pensione) ... e a Palazzo Chigi di coprire la misura con una cifra al di sotto dei 500 milioni, inferiore ai 600-700 sin qui circolati per l'Ape "total", per una platea di interessati stimata in 350mila il primo anno, poi 150mila per i due successivi. E se i soldi non basteranno, si pensa anche di ridurre da tre a due l'anticipo massimo.

Quel che non si dice, alla fiera delle pensioni, è che è immorale chiedere a chi ha lavorato e versato 40 e più anni di contributi di fare un mutuo ventennale per poter andare in pensione. Quel che non si dice, è che alle rate del mutuo si dovrà anche sommerà il taglio della pensione per ogni anno di anticipo (fino al 15-18% sull'assegno netto, secondo le ultime stime). Quel che non si dice, in definitiva, è che quel lavoratore che ha una pensione virtuale da 1.000 euro netti al mese, se vorrà andarsene in pensione a 63,7 anni invece che a 66,7, dovrà accontentarsi di prenderne 700, forse meno. Una decurtazione inaccettabile, che impoverirebbe ulteriormente le esangui famiglie dei lavoratori italiani "più sfigati", come li definì Renzi, e che, se fosse chiarita nei suoi termini reali, rischierebbe di trasformare l'operazione governativa in un flop, come quello dell'anticipo del Tfr.

L'unico aspetto positivo della manovra sarebbe quello rivolto ai disoccupati anziani, a chi non ha più la copertura della cassa integrazione o della disoccupazione, è troppo vecchio per trovare un altro lavoro e troppo giovane per andare in pensione con le leggi attuali. Per loro il governo penserebbe a un sistema di detrazioni fiscali tale da azzerare il costo della rata del prestito pensionistico (ma ancora non è chiaro se in toto o solo in parte), ma non la decurtazione della pensione per gli anni d'anticipo e forse nemmeno il costo dell'assicurazione sul mutuo, che resterebbe a carico del pensionando.

Anche l'annunciata eliminazione della vergognosa norma sulle ricongiunzioni onerose ("regalo" del 2010 del governo Berlusconi-Sacconi), che costringe chi ha versato i contributi in gestioni diverse (ad esempio quelle principali e quelle separate) a doverseli ripagare, "supermaggiorati", per poter andare in pensione anticipata o di vecchiaia, nasconderebbe la fregatura. Il cumulo gratuito degli anni contributivi con le pensioni pagate pro-quota da ciascuna gestione previdenziale, varrebbe, infatti, soltanto per le pensioni riconducibili all'Inps, non per quelle degli istituti di previdenza privatizzati, cioè le casse dei professionisti. Il che vuol dire che la platea dei potenziali beneficiari sarebbe ristretta di molto, e che al posto di una norma fortemente ingiusta e penalizzante ne arriverebbe un'altra fortemente discriminatoria per i lavoratori non dipendenti: autonomi, partite Iva, geometri, ragionieri, commercialisti, giornalisti. Senza contare il fatto che nessun cenno alla retroattività viene fatto per chi, in questi 6 anni, quell'onerosissimo ricongiungimento ha dovuto pagare.

mercoledì 24 agosto 2016

Terremoti, i crolli e le morti che i governi non sanno fermare


Per noi emiliani che quattro anni fa abbiamo vissuto sulla nostra pelle la distruzione, le morti e la paura del terremoto (20 e 29 maggio, due scosse di magnitudo 5.9 e 5.8 che provocarono molti crolli nei centri storici e nelle aziende del cratere, con 27 morti, 350 feriti e diverse migliaia di sfollati), lo scenario che emerge dal disastroso sisma che ha devastato Amatrice, Accumoli, Arquata e Pescara del Tronto è sale sulle ferite, un dolore profondo che si rinnova, un forte sentimento di vicinanza e solidarietà che sentiamo con le popolazioni colpite.

Non è un caso che dalla nostra regione poche ore dopo la prima terribile scossa siano subito partiti uomini e mezzi per rafforzare l'opera di primo soccorso e che già nella prima giornata del terremoto sia stata organizzata una colonna della Protezione civile con un centinaio di volontari, strutture e servizi in grado di dare riparo e assistenza a 250 sfollati.
Non è una peculiarità solo emiliana, sia chiaro. Pur nella drammaticità della situazione, con interi paesi distrutti in un'area vastissima del centro Italia, dove morti, feriti e sfollati aumentano di ora in ora, è evidente a tutti la mobilitazione, l'impegno e anche l'umanità della macchina dei soccorsi e dei primi interventi di emergenza. E ha ragione il premier Renzi a dire che in queste occasioni l'Italia sa dare il meglio di sé.

Eppure c'è un pensiero fisso che mi accompagna fin dalle prime ore di questa nuova sciagura, una rabbia che mi sale dentro: perché, mi chiedo, ancora in Appennino dopo l'Irpinia, l'Umbria, le Marche, l'Aquila, la stessa Emilia (anche se qui, nel cratere del sisma del 2012, l'Appennino era nascosto sotto la pianura alluvionale)? Perché in questo Paese a ogni terremoto, forte sì ma neppure violentissimo, si contano i crolli e i morti, mentre in altri Paesi evoluti terremoti con magnitudo ben maggiore fanno meno danni e molte meno vittime? Perché dopo ogni tragedia siamo bravissimi a dire "mai più" ma poi non cambia mai niente o quasi, fino alla prossima sciagura e al prossimo "mai più"?

E allora lo devo dire, anche se mi secca molto alimentare polemiche in un momento come questo, dove serve invece l'aiuto concreto e lo slancio solidale di tutti. Io penso che i crolli e i morti per terremoto, così come per le frane e le ricorrenti alluvioni, nella nostra bella Italia continuino perché nessuno fa niente di concreto per mettere davvero in sicurezza questo Paese. E non solo al Centro-Sud. I crolli e i morti si contano regolarmente anche negli edifici più recenti, spesso anche in quelli pubblici, perché prevalgono gli interessi di costruttori senza scrupoli, del malaffare e delle mafie del cemento, in molti casi con la complicità corrotta delle amministrazioni pubbliche. I crolli e i morti nelle aziende emiliane ci sono stati perché i capannoni industriali non erano "legati", le travi erano solo appoggiate, e questo perché le normative antisismiche non c'erano ed era conveniente per le imprese risparmiare sulla sicurezza. I crolli e i morti si susseguono a ogni terremoto sul nostro Appennino perché nell'azione dei nostri governi, locali e nazionali, prevale il "pensiero corto" della ricerca del consenso elettorale rispetto a quello lungo del "bene comune". Così tolgono la tassa sulle prime case e distribuiscono bonus piuttosto che investire nella prevenzione, che come è noto porta pochi voti, dare incentivi o sgravi fiscali per mettere in sicurezza i nostri splendidi borghi medievali che rapprentano un "unicum", e potrebbero essere anche una grande risorsa economica se adeguatamente tutelati e valorizzati.

Ecco, l'ho detto. Col cuore vicino alle vittime di questa nuova tragedia. Con la rabbia verso un sistema politico ed economico che a parole promette agli italiani che "nessuno verrà lasciato solo" ma nei fatti non fa niente per cambiare il corso delle cose.

mercoledì 1 giugno 2016

Togliere il bonus a chi è più povero e come chiedere a un anemico di donare il sangue

La storia dei 341mila italiani costretti a restituire il bonus renziano di 80 euro allo Stato perché troppo poveri, è pazzesca. E stupisce che per la gran parte dei media, a eccezione di quelli d'opposizione, questa vicenda paradossale sia una notizia da tenere "bassa".

Ricapitoliamo. Nel 2014, subito dopo essersi insediato a Palazzo Chigi, Matteo Renzi annunciò il primo dei suoi famosi bonus. Destinatari, oltre 11 milioni di italiani. A sorpresa, tra i beneficiari non c'erano i più poveri - i cittadini che fanno lavori saltuari o stagionali e guadagnano meno di 8mila euro l'anno - ma solo i lavoratori con un reddito da lavoro dipendente o assimilabile compreso tra gli 8mila e i 26mila euro.

Agli incapienti, che non presentano la denuncia dei redditi (no tax area) - spiegò il governo - la detrazione fiscale aggiuntiva del bonus non poteva essere applicata perché le detrazioni sono già superiori alle tasse, quindi a loro si sarebbe pensato in un altro momento, con altri provvedimenti.

Poi di quella marea di poveri-poveri (circa dieci milioni di persone) nessuno s'è più ricordato, tranne l'Erario. Per quella parte di loro che un'occupazione (per quanto precaria e saltuaria) e un datore di lavoro ce l'aveva, la normativa prevede che sia quest'ultimo a riconoscere il bonus in busta paga, in modo automatico e senza apposita richiesta del lavoratore. E prevede pure che sia lo stesso lavoratore a doversi attivare in prima persona per richiedere la non erogazione nel caso che a fine anno non maturi il diritto al bonus: o perché non ha raggiunto gli 8mila euro di reddito, o perché ha superato i 26mila.

Fatto sta che in sede di verifica, quando l'Erario ha incrociato i dati per l'anno di imposta 2014, è emerso che ben 1,4 milioni di contribuenti (il 12,5% del totale, uno su otto) hanno percepito il bonus senza averne diritto. E devono perciò restituirlo: ora, in sede di denuncia dei redditi del 2015, per un ammontare complessivo stimato di 320 milioni di euro e per una media di circa 220 euro a testa.

Tre le tipologie dei contribuenti beffati a cui il governo ha dato con la mano destra gli 80 euro lordi al mese e ora con la sinistra se li riprende, per di più non a rate come il bonus ma in un'unica soluzione: chi nel 2014 ha superato il limite di reddito previsto dalla Legge (26.000 euro); chi ha commesso o forse subito errori nella compilazione del modello 730 precompilato; chi in quell'anno ha lavorato meno di quel che sperava e alla fine ha guadagnato meno di 8mila euro.

Passi per le prime due categorie, ma che la tegola si abbatta su chi vive già al di sotto della soglia di povertà e non ha raggiunto gli 8mila euro di reddito, è clamoroso. Costringere i nostri concittadini più sfortunati a restituire, in una botta sola, quello che lo Stato gli ha dato a rate per i mesi in cui ha lavorato, è una vera e propria beffa, oltre che una evidente ingiustizia fiscale e sociale.

Non può bastare sostenere, come sembra voglia fare il governo, che si tratta comunque di pochi casi (341mila persone non sono pochi casi) e che è una cosa tutto sommato normale, la stessa che avviene per chi nel corso dell'anno perde le detrazioni che contava di avere. No, non sembra proprio normale che un anemico debba donare il sangue allo Stato.

giovedì 19 maggio 2016

La mia battaglia sulle pensioni: depositato dal senatore Pagliari un odg contro le ingiustizie pensionistiche dei giornalisti e per estendere gli ammortizzatori sociali ai precari

Il senatore Giorgio Pagliari (Pd) ha depositato mercoledì 18 maggio alla I Commissione Affari costituzionali del Senato, che sta esaminando in sede referente il disegno di legge sull'Editoria ("Istituzione del Fondo per il pluralismo e l'innovazione dell'informazione e deleghe al Governo per la ridefinizione della disciplina del sostegno pubblico per il settore dell'editoria, della disciplina di profili pensionistici dei giornalisti e della composizione e delle competenze del Consiglio nazionale dell'Ordine dei giornalisti", relatore in Commissione il senatore Roberto Cociancich), già approvato dalla Camera, un ordine del giorno che impegna il governo a modificare la norma sul ricongiungimento oneroso dei contributi previdenziali dei giornalisti, a introdurre l'indennità di disoccupazione anche per gli autonomi e i precari (freelance, collaboratori, partite Iva) iscritti all'Inpgi 2 e a ridefinire correttamente l'equo compenso.

Frutto della conferenza stampa del 1 marzo alla Camera

Il testo dell'Ordine del giorno era stato scritto dalla deputata Marialuisa Gnecchi (Pd), vice del presidente della Commissione lavoro della Camera, Cesare Damiano, che però non era riuscita a presentarlo in tempo utile per la discussione in Commissione. La stesura era avvenuta subito dopo la conferenza stampa contro le ingiustizie pensionistiche e le cause di lavoro lumaca promossa da me e dalla collega Daniela Binello il primo marzo nella sala stampa di Montecitorio, con il sostegno del sindacato dei giornalisti (Federazione nazionale della stampa e Associazioni Stampa Romana e dell'Emilia-Romagna), la partecipazione del presidente della Fnsi, Giuseppe Giulietti, del senatore Pagliari e dell'onorevole Gnecchi e con l'adesione della vice presidente del Pd, onorevole Sandra Zampa, che è anche giornalista e portavoce storica di Romano Prodi.

Le quattro proposte dei giornalisti
In quella sede, i parlamentari avevano sostanzialmente accolto le nostre proposte per cancellare la norma sul ricongiungimento oneroso che costringe tanti colleghi a ripagarsi a peso d'oro i contributi versati alla gestione separata dell'Inpgi per poter andare in pensione, riconoscere agli iscritti all'Inpgi 2 prestazioni e servizi simili a quelli assicurati dalla gestione principale, a cominciare dall'indennità di disoccupazione, eliminare la "finestra d'uscita" di ben 21 mesi per chi va in pensione con il sistema della "totalizzazione" dei contributi tra le diverse gestioni, introdurre una corsia preferenziale con tempi certi e definiti, molto più rapidi di quelli attuali, per le cause di lavoro, e avevano annunciato iniziative parlamentari su questi temi. Il sindacato dei giornalisti, dal canto suo, era stato sollecitato da Giulietti a fare sua la battaglia che io e Daniela abbiamo provato a rilanciare.

Ora la partita si può riaprire

Poi l'attenzione della politica e dei sindacati si era spostata sulla modifica della riforma Sacconi-Fornero che ha portato d'emblée l'età pensionabile a 66 anni e 7 mesi, e sulla flessibilità pensionistica in uscita. Ora l'ordine del giorno presentato da Pagliari riapre la partita anche per la previdenza dei giornalisti, l'allargamento degli ammortizzatori sociali ai colleghi precari, nonché per l'equo compenso.

Cosa dice l'ordine del giorno
Nel dettaglio, l'Odg "impegna il governo: a prevedere nell'esercizio della delega per i giornalisti iscritti al Fondo Inpgi, la possibilità di accedere alla pensione attraverso l'istituto del cumulo dei contributi versati in Inpgi 1 e Inpgi 2 con il calcolo pro-quota a carico del singolo fondo" (senza ricongiungimento oneroso, quindi, cumulando semplicemente i periodi contributivi, con ciascuna gestione che paga il suo pezzo di pensione), "in modo da valorizzare ogni contributo da lavoro dipendente e autonomo per poter garantire una pensione dignitosa e rispondente all'effettiva contribuzione in base al lavoro svolto da giornalista professionista; a favorire "l'accesso a forme di ammortizzatori sociali per gli iscritti a Inpgi 2" (l'indennità di disoccupazione ai giornalisti precari è a tutt'oggi preclusa, in quanto la così detta DIS-COL esiste solo per gli iscritti alla gestione separata Inps); "a ridefinire correttamente la fissazione dell'equo compenso, così come previsto dalla legge 233 del 2012".

Il tempo per gli emendamenti scade il 30 maggio. Chi può batta un colpo

Naturalmente, per sperare in qualche risultato concreto sarà necessario prima di tutto che l'ordine del giorno venga approvato. E perché questo possa avvenire, occorre informare, fare nuove iniziative, coinvolgere altri senatori, di tutti i partiti. Chi nel sindacato, negli altri organismi rappresentativi dei giornalisti (in primis l'Ordine), nello stesso Inpgi, nei giornali e nella politica ha qualcosa da dire in proposito, o meglio ancora da proporre, batta un colpo. Il termine ultimo per gli emendamenti al ddl sull'Editoria è lunedì 30 maggio, ore 13.

giovedì 5 maggio 2016

La malapolitica, le multe grilline di Parma e gli squadristi del web



Chi tocca i fili (grillini) muore. Non è una novità. Ogni volta che si scrive non bene dei Cinquestelle, sui social e sui giornali on line si scatenano i trolls e gli squadristri del web che te ne dicono di ogni.

Una tecnica ormai sperimentata, fatta di vere e proprie aggressioni verbali, insulti giudizi sommari e minchiate varie. Una tecnica incentivata dai politici "moderni" - compresi quelli del Pd, che però al confronto del M5S sono dei dilettanti - che ormai sanno fare politica solo su Internet, vivono in quel mondo virtuale lontano dalla gente in carne e ossa e dai problemi reali del paese, e pagano i loro portaborse per presidiare il web. Che, com'è noto, complice la lontananza fisica, scatena i peggiori istinti. Un po' come sulla strada, quando da dentro l'abitacolo si urla cornuto o si mostra il dito medio all'automoìbilista che ti infastidisce.

Questa volta è toccato a me beccarmi i maleducati e gli insulti. Ho scritto questo pezzo per Huffington Post http://www.huffingtonpost.it/claudio-visani-/se-anche-i-grillini-scivolano-sui-peccatucci-della-politica_b_9829350.html?utm_hp_ref=italia-politica dove, mi pare, la sostanza non è l'ostilità verso i grillini bensì la delusione per come sta andando in vacca la politica italiana: tutta, compresa la loro. 

Nei commenti su Huffington Post i trolls grillini (che se andate a vedere sono più o meno sempre gli stessi, che imperversano sui vari media e social) mi hanno descritto come "uno al soldo de l'Unità (sic)", quindi come "uno del Pd (doppio sic)", anzi  "l''ennesimo giornalaio renziota" (a me?) che "spara cazzate sul M5S". 

Non ho risposto. Non rispondo per principio a chi insulta. Se chi insulta è uno a cui ho dato l'amicizia su Facebook, lo cancello e basta. Non rispondo neppure qui. Solo una cosa voglio dire a queste personcine così educate: almeno informatevi prima di sparare considerazioni e giudizi a vanvera.

Io sono in pensione. Non lavoro più da anni a l'Unità, e l'Unità in cui ho lavorato per vent'anni (e ne sono molto orgoglioso) è stata a lungo uno dei migliori giornali italiani, e negli ultimi anni tutt'altro che renziana. Un giornale che non era neanche lontano parente de l'Unità di oggi, questa sì renziana, diretta come megafono del premier da Erasmo D'Angelis e dove imperversa Fabrizio Rondolino. 

Inoltre, non mi sono mai iscritto al Pd e per capire come la penso sul Pd di Renzi e sulla attuale classe politica dirigente italiana basta farsi una navigata in questo blog o nei media dove scrivo i miei articoli e i miei commenti. Sapevatelo cari grillini, sennò fate la figura di quelli che pontificano senza nemmeno sapere di cosa parlano.